IL DIARIO DI VIAGGIO AL BUK FESTIVAL

Il diario di viaggio sbarca al Buk Festival di Modena, e lo fa grazie alla presenza di Tullio Berlenghi. Lo scrittore è stato ospite della rassegna nella giornata di sabato 24 marzo, a partire dalle ore 12, presso la Sala del Consorzio Creativo; attraverso il suo ultimo scritto ha dato voce all’esperienza vissuta in prima persona con la quale ha coperto la distanza tra Genova e Gibilterra in sella alla sua mountain bike. Vediamo più da vicino la cornice in cui è stato ospite, la sua opera e quelle di altri grandi scrittori di racconti di viaggio.

La cornice del Buk Festival

La sala di presentazione di molti libri del Buk Festival

La Sala del Consorzio Creativo, teatro di numerose presentazioni degli ospiti del Buk Festival

L’undicesima edizione del Buk Festival è stata colorata dalle calde tinte di un sole primaverile che ha cominciato a far sentire l’intensità dei suoi raggi; nel weekend del 24 e 25 Marzo 2018 centinaia di visitatori si sono riversati per le viuzze di Modena e hanno affollato le sue piazze per partecipare alla manifestazione letteraria (leggi questo articolo per la presentazione dell’evento). Editori ed espositori di generi di antiquariato hanno montato le loro bancarelle in particolare in Piazza XX Settembre, Galleria Europa e in Piazza Mazzini, mentre scrittori e autori hanno raccontato le proprie opere o incontrato i lettori nella Sala del Consorzio Creativo e in quella della Libreria Ubik.

Sabato 24 marzo mi sono mischiato anch’io ai visitatori del Festival; ho parcheggiato l’auto nella comoda Piazza Tien An Men e a piedi ho raggiunto i luoghi affollati dalle bancarelle. Ho voluto perdermi nella distesa di libri d’epoca che si stendeva sui tavoli degli espositori, piuttosto che tra le chincaglierie di un passato che solleticava l’immaginazione di tanti avventori.

Tra le bancarelle nascoste sotto i tendoni di Piazza XX settembre ho fatto la conoscenza dei titolari della casa editrice A Car, che hanno lanciato da qualche anno la collana “Gli Introvabili”, con la quale riportano in vita i classici della letteratura, talvolta nella loro prima edizione italiana. Il progetto mi ha conquistato, tanto che li ho salutati con in mano un’edizione portatile delle “Piccole donne” della Alcott.

Bancarelle sotto i tendoni del Buk Festival

Le bancarelle di esposizione degli editori al Buk Festival

Il Festival ha proposto anche un menù ghiotto di incontri con editori e scrittori; tra questi era presente Tullio Berlenghi, che veniva a raccontare la sua recente pubblicazione, un diario di viaggio davvero speciale.

Fino alle Colonne d’Ercole: il diario di viaggio di Tullio Berlenghi

La narrativa di viaggio, in cui l’autore racconta l’esperienza, le motivazioni e i processi del viaggiare, ha sempre colpito l’immaginario del lettore. Spesso perché il protagonista ama spostarsi in condizioni estreme, imbattendosi così in avventure che il lettore segretamente agogna.

Il diario di viaggio di Tullio Berlenghi racconta proprio un’esperienza fuori dal comune; lo fa con l’intensità e il dettaglio di chi è addetto alla cronaca, ma anche con la leggerezza di chi sa bearsi delle sorprese della vita. E con l’umiltà di chi compie una grande impresa come fosse pane quotidiano.

Il libro si intitola “Alle Colonne di Ercole. Diario di un viaggio con l’orizzonte come confine” ed è edito nel luglio 2017 da Dei Merangoli. Nelle sue pagine, Berlenghi veste i panni del “viaggiatore trasparente”, quello che esplora il mondo in bicicletta, lontano dagli occhi di auto e camion. In sella ad una mountain bike Cannondale M70 l’autore percorre in 22 giorni oltre duemila chilometri, partendo da Genova, attraversando la Costa Azzurra e l’entroterra spagnolo, fino a raggiungere Gibilterra e a tuffarsi nel suo oceano. Quella stessa Gibilterra che delimitava i confini dell’Ancient World della cultura classica occidentale. Il diario di viaggio permette di esternare intime riflessioni sul mondo, ma si àncora anche ai temi dell’attualità, come il referendum contro le trivellazioni petrolifere, il caso Regeni e la salvaguardia ambientale.

Terzani e la profezia di un indovino

Tiziano Terzani è stato un altro grande viaggiatore, che ha unito il proprio nomadismo al proprio lavoro di giornalista corrispondente. Autore di numerosi libri, scritti con uno stile asciutto e veloce, ma infarciti di riflessioni profonde su vari aspetti della vita e sulla spiritualità dell’uomo, nel 1995 scrive “Un indovino mi disse”, un diario di viaggio autobiografico affascinante.

Nel 1976 un indovino cinese vaticina a Terzani di un grande pericolo che correrà nel 1993; in particolare, gli consiglia di stare alla larga dagli aerei. Fermatevi un attimo e pensate a cosa può significare evitare i voli per un italiano che svolge la professione del corrispondente in territori asiatici. Terzani decide di non dare risposta e di adeguarsi alla profezia, senza indugiare sugli aspetti negativi delle conseguenze.

In questo passagio è insito un insegnamento di grande valore, quello che spinge a non crogiolarsi nel fastidio arrecato dai paletti che per mille ragioni limitano le nostre scelte; Terzani sembra suggerire che è più opportuno guardare a quali nuove possibilità quei paletti aprono dinnanzi.

Il suo viaggio per navi e treni è l’occasione per riscoprire l’Asia della gente comune, lontana da ministri e ambasciatori, è la possibilità di intervistare qualsiasi sorta di indovino, stregone, astrologo sul carattere veritiero della profezia, ma è soprattutto un modo di avvicinare la meta dal basso, dove sono più vive le sue contraddizioni, e non dal cielo, dove tutto appare indistinto e poco variegato.

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Un indovino mi disse
  • Tiziano Terzani

Sulla strada, innamorati e folli

“Una macchina veloce, l’orizzonte lontano e una donna da amare alla fine della strada”.

Probabilmente è la triade della quale molti di noi sognatori sono segretamente innamorati. Kerouac ha raccontato il desiderio di libertà di un’intera generazione, quella della Beat, quella che le regole sono fatte per chi non vuole sperimentare. Difficile non rimanere affascinati dal suo “On the road”, il romanzo autobiografico del 1951 che racconta i viaggi in auto attraverso gli States, assieme all’amico Neal Cassady (nel libro Dean Moriarty), oppure da solo.

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Sulla strada
  • Jack Kerouac

Il diario di viaggio ha costituito in questo caso un autentico manifesto dello stile di vita della Beat generation, che ha fatto da preludio a quello del movimento hippy; nel libro l’autore descrive l’inquieta ricerca di un senso alle cose che accadono, ancora meglio tenta di affrontare la componente enigmatica dell’esistenza, l’unica ricerca che abbia davvero senso nella sua vita, a detta di analisi recenti.

L’avventura di Chris McCandless

Un altro esempio splendente tra i libri di viaggio è offerto dal racconto delle vicende di Alexander Supertramp, il nome fittizio adottato da Christopher McCandless durante il suo viaggio con destinazione Alaska.

Il libro “Nelle terre estreme” è scritto da Jon Krakauer ed è stato pubblicato nel gennaio 1993, ma ancora oggi occupa la seconda posizione nella classifica della letteratura da viaggio di Amazon. Perché il viaggio verso la definizione di se stessi è un tentativo che incontra la sensibilità di molti, soprattutto in un’epoca in cui sono caduti i posti fissi e i riferimenti culturali sono talmente numerosi, da non costituire più una sicurezza cui ancorarsi.

Dunque se cerchi l’esempio di chi ha vissuto l’abbandono di un futuro luminoso, ma che calzava troppo stretto, puoi immergerti senza indugio nel racconto di Krakauer, che ricostruisce i circa due anni di viaggio di Supertramp, dall’Ovest degli Stati Uniti alle terre selvagge dell’Alaska. Un “viaggio nella natura, alla ricerca della libertà assoluta”, come suggerisce il fronte di copertina.

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Dal racconto è stato tratto il film diretto da Sean Penn, intitolato “Into the wild”, una pellicola che colpisce per l’imponenza delle fotografie e che ripercorre piuttosto fedelmente le vicende di McCandless narrate nel libro, fino all’epilogo, consumato nell’ormai famoso “Magic Bus”.

Siamo arrivati al termine di questa rapida incursione nella letteratura di viaggio. Ti abbiamo suscitato almeno un po’ di curiosità verso alcune di queste opere? Abbiamo emozionato la parte più irrazionale, quella che per una volta vorrebbe cancellare la lista degli impegni per dedicarsi ad una ricerca diversa? Il libro serve anche e soprattutto a questo, ricordalo: a colmare quell’invisibile che i confini della realtà non possono dipingere. Condividi qualche commento qui sotto, perché siamo ansiosi di conoscere la tua personale top five dei racconti di viaggio!

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